Belice, 50 anni fa un terremoto 'insospettabile'

Azzaro (Ingv), insegnò che esistevano aree sismiche silenziose

Redazione ANSA

E' stato un terremoto devastante quanto insospettabile, quello che 50 anni fa ha scosso il Belice. Cronache e documenti storici, che allora erano l'unica fonteper stabilire la sismicità di un'area, non avevano mai riportato notizie di terremoti nella Valle del Belice. Invece il 14 e 15 gennaio 1968 una serie di scosse cominciò a sconvolgere la zona compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. La più forte, di magnitudo 6,4, arrivò in piena notte.

Poggioreale, come si presenta oggi (fonte: INGV)

"Una spiacevole scoperta per la comunità scientifica dell'epoca", ha detto il sismologo Raffaele Azzaro, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania. "Fino al 1968 cronache e documenti storici non avevano mai segnalato eventi sismici rilevanti - ha aggiunto - e la Valle del Belice era considerata una zona tranquilla". Con il terremoto del 14 gennaio 1968 è cambiato tutto: "quell'evento tragico ha fatto prendere coscienza di come il territorio italiano avesse aree silenti dal punto di vista sismico".

Il terremoto in Friuli del 1976 e quello in Irpinia del 1980 hanno poi mostrato chiaramente l'urgenza di "aprire nuovi fronti di ricerca nazionali finalizzati a caratterizzare la pericolosità sismica in Italia".

 

Ci si rese conto che i sensori erano pochi e si trovavano solo nelle gradi città o dove c'erano osservatori meteorologici installati fin dall'800. Così l'allora Istituto Nazionale di Geofisica (Ing) cominciò a installare i primi sensori sul territorio italiano. Era l'embrione della Rete sismica nazionale che oggi comprende quasi 400 stazioni di rilevamento, tra fisse e mobili, gestita dell'Ingv.

Si sono fatti passi da gigante anche grazie all'arrivo di nuove tecnologie, come le misure Gps e i satelliti radar che permettono di evidenziare le deformazioni della crosta terrestre causate dai terremoti. "Numero e qualità delle stazioni sismiche è aumentato in modo impressionante: questo - ha detto ancora Azzaro - consente di rilevare terremoti di magnitudo bassissima e di raccogliere dati utili a ricostruire il meccanismo all'origine dei terremoti" e, con esso, "il grande puzzle che descrive come si frattura la crosta terrestre su piccola e grande scala".

Anche l'archeologia vista con gli occhi dei sismologi (archeosismologia) ha aiutato a ricostruire i terremoti del passato: orientamento dei crolli, analisi di sedimenti e monete, ad esempio, hanno permesso di stabilire che nel 300 avanti Cristo un terremoto aveva danneggiato Selinunte, poco distante dalla Valle del Belice.

Nel tempo, infine, si è capito che in quest'area i terremoti vengono scatenati da almeno due meccanismi, legati fra loro come scatole cinesi. Da un lato c'è quello generato dallo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica, che causa una compressione. Nel canale di Sicilia è invece attivo un meccanismo di tipo estensivo, nel quale cioè la crosta terrestre viene 'stirata' e in questo modo comprime la fascia che da Castelvetrano e Marsala arriva alla Valla del Belice.

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